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  NO ALL'IMU DI MONTI

 

Ecco uno dei manifesti dei tempi in cui il PDL era al fianco del Carroccio nel sostenere la cancellazione delle tasse sulla prima casa.

 

 
PARRUCCHIERI, PIU' REGOLE CONTRO LA CONCORRENZA CINESE Stampa E-mail

Milano 20 settembre 2011

 

PARRUCCHIERI, PIU' REGOLE CONTRO LA CONCORRENZA CINESE


Tempi difficili per i parrucchieri e le manicure cinesi. La commissione attività produttive della Regione ha votato il nuovo regolamento sull’attività degli acconciatori. Una “stretta” dal punto di vista dell’igiene e della sicurezza.

Il testo tornerà in Giunta per la sua approvazione definitiva. Tra le novità del provvedimento, votato da Pdl, Lega e Udc, con l’astensione del Pd, il divieto di esercitare attività ambulante, l’obbligo di esporre in vetrina il listino prezzi dei trattamenti, il rispetto di requisiti minimi di igiene e sicurezza dei locali. Competente a vigilare sarà la Asl.

Viene definita in modo chiaro la prestazione professionale di acconciatore (che comprenderà anche lo svolgimento di manicure e pedicure estetico) e per esercitarla sarà necessario possedere un titolo di abilitazione rilasciato dalle commissioni provinciali dell’artigianato. Introdotta anche una differenzazione di orari di apertura e chiusura, diversi da centro a periferia. Il regolamento istituisce la figura del responsabile tecnico, che dovrà essere sempre presente negli orari di aperture e durante tutto lo svolgimento dell’attività e possedere i requisiti professionali. Se ci sono più sedi della stessa impresa, un responsabile tecnico dovrà essere presente in ciascuna sede e in caso di malattia o impedimento, il titolare dovrà designare un sostituto.

"Negli ultimi anni - commenta Orsatti - la professione di acconciatore ha subito un duro attacco causato da una forte concorrenza sleale, principalmente cinese, articolata in mancanza di rispetto degli orari di apertura e chiusura, uso di prodotti non certificati nonché personale scarsamente preparato. Oggi la Regione Lombardia decide di dare un segnale chiaro emanando questa direttiva che permetterà di regolamentare il settore e tutelare la categoria".

Il documento prevede poi che siano i Comuni a emanare i regolamenti, garantendo l’uniforme applicazione in tutta la Regione delle normative, e ad occuparsi delle funzioni amministrative relative ad avvio, svolgimento, modifica e cessazione dell’attività. Chi sbaglia, paga. E per i trasgressori sono previste pene che vanno dalla multa alla sospensione dell’attività (per un massimo di 20 giorni), fino al divieto di prosecuzione dell’attività.